Catechesi
Il senso del gesto
L'offertorio, o presentazione dei doni: il momento della Messa in cui la comunità porta all'altare il pane e il vino. Il gesto è semplice e porta con sé qualcosa di ampio. Questa pagina lo segue passo per passo, con le fonti del magistero.
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Cosa sta succedendo
Nel momento della presentazione dei doni la comunità porta all'altare il pane e il vino che diventeranno il Corpo e il Sangue di Cristo. In quel gesto c'è però qualcosa di più: mentre si prepara la mensa, si mette davanti a Dio la propria vita.
La liturgia lo chiama preparazione dei doni, prima parte della Liturgia eucaristica. La Chiesa chiede che siano i fedeli a presentare il pane e il vino, «perché essi significano l'offerta spirituale della Chiesa lì raccolta per l'Eucaristia».
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Nel pane e nel vino portiamo noi stessi
«Il popolo di Dio che porta l'offerta, il pane e il vino, la grande offerta per la Messa!»
Papa Francesco, Udienza generale, 28 febbraio 2018«Nei segni del pane e del vino il popolo fedele pone la propria offerta nelle mani del sacerdote, il quale la depone sull'altare o mensa del Signore.»
Papa Francesco, Udienza generale, 28 febbraio 2018Nel pane e nel vino si concentra quello che si porta nel cuore: il lavoro della settimana, le fatiche e le attese, quello per cui si vuole dire grazie. Nel «frutto della terra e del lavoro dell'uomo» si offre l'impegno a fare di sé stessi «un sacrificio gradito a Dio Padre onnipotente».
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La trasformazione nel sacrificio di Cristo
«La vita dei fedeli, la loro lode, la loro sofferenza, la loro preghiera, il loro lavoro, sono uniti a quelli di Cristo e alla sua offerta totale, e in questo modo acquistano un valore nuovo.»
Catechismo della Chiesa Cattolica, n. 1368Quando il pane e il vino vengono consacrati, quello che è stato offerto si unisce al sacrificio di Cristo, e le fatiche e le attese di ciascuno acquistano un peso che da sole non avrebbero. Niente di ciò che si porta con fede va perduto.
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Il «meraviglioso scambio»
La tradizione cristiana chiama questo movimento admirabile commercium, il «meraviglioso scambio»: si offre il poco che si è, e Dio restituisce sé stesso. La radice è nel Vangelo.
«Da ricco che era, si è fatto povero per voi, perché voi diventaste ricchi per mezzo della sua povertà.»
2 Corinzi 8, 9La liturgia lo canta nell'antifona O admirabile commercium, ripresa anche da Giovanni Paolo II nel messaggio di Natale del 1993: «O meraviglioso scambio! Il Creatore del genere umano ha preso un'anima e un corpo» (Urbi et Orbi, 25 dicembre 1993). Sant'Agostino, parlando ai fedeli che si accostano all'altare, lo dice con parole che riguardano ciascuno.
«Siate ciò che vedete, e ricevete ciò che siete.»
Sant'Agostino, Discorso 272Sull'altare non finisce qualcosa di estraneo: c'è il mistero della comunità stessa. Portando il pane e il vino, si porta la Chiesa.
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«Il mio e vostro sacrificio»
Subito dopo la presentazione dei doni il sacerdote si rivolge all'assemblea con le parole del Messale.
«Pregate, fratelli e sorelle, perché il mio e vostro sacrificio sia gradito a Dio, Padre onnipotente.»
Messale Romano, invito all'orazione sulle offerteÈ la Messa stessa a dire che c'è anche un «vostro sacrificio»: quello di tutta l'assemblea, unito all'unico sacrificio di Cristo offerto dal sacerdote. La presentazione dei doni è il momento in cui questo «vostro» prende forma visibile.
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E l'offerta in denaro?
Fin dai primi secoli, a questo punto della Messa i fedeli portavano, insieme al pane e al vino, offerte «per i poveri o per la chiesa». L'Ordinamento Generale del Messale Romano (n. 73) lo prevede ancora: quei doni si collocano «in luogo adatto, fuori della mensa eucaristica». Sull'altare vanno solo il pane e il vino.
L'offerta in denaro resta perciò uno dei segni, e non il più importante. Conta soprattutto la vita di chi la porta, con il lavoro e la preghiera della settimana. Il denaro è un modo concreto di dire «anche questo è tuo, Signore», e con questo spirito entra nella presentazione dei doni.
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Con quale animo
Resta da dire come. Paolo scrive ai Corinzi che il dono nasce da una decisione libera del cuore, e lo lega alla gioia di chi lo vive.
«Ciascuno dia secondo quanto ha deciso nel suo cuore, non con tristezza né per forza, perché Dio ama chi dona con gioia.»
2 Corinzi 9, 7Ad Efeso, nel discorso di addio agli anziani a Mileto, Paolo ricorda anche una parola del Signore Gesù che i vangeli non riportano. La parola greca è makarios, la stessa delle Beatitudini, «beati i poveri in spirito», «beati i miti» (Matteo 5, la stessa parola dà il titolo a Gaudete et Exsultate, l'esortazione di Francesco sulla santità, 2018): dare, in questo senso, è un modo di essere beati.
«Si è più beati nel dare che nel ricevere.»
Atti degli Apostoli 20, 35Luca fa tornare questa gioia in continuazione, fino alla stessa parabola del figliol prodigo, dove il padre risponde al fratello maggiore con una sola frase: «bisognava far festa e rallegrarsi, perché questo tuo fratello era morto ed è tornato in vita» (Luca 15, 32). Giovanni la lega direttamente a Gesù: «Vi ho detto queste cose perché la mia gioia sia in voi e la vostra gioia sia piena» (Giovanni 15, 11).
Paolo VI le ha dedicato un'intera esortazione apostolica, Gaudete in Domino (1975). Francesco apre Evangelii Gaudium proprio da questa nota: è la gioia vera, quella che nasce da un dono ricevuto.
«Con Gesù Cristo sempre nasce e rinasce la gioia.»
Papa Francesco, Evangelii Gaudium, n. 18
Un aiuto concreto, oggi
Da qui nasce la parte pratica del progetto: rendere semplice fare la propria offerta anche con il telefono, per chi non ha contanti con sé o preferisce lasciarne traccia. La questua con il cestino durante la Messa non cambia; questa resta una possibilità in più, facoltativa.
Un piccolo prototipo, pensato per le parrocchie che vogliono provarlo, è su un altro sito.